L’industria alla sfida della sostenibilità
di Valentina Bardozzo

L’industria alla sfida della sostenibilità

di Valentina Bardozzo

 

Alla web conference, coordinata da Maurizio Molinari, proposti studi e approfondimenti a cura di: De Felice (Intesa Sanpaolo), Fortis (Fondazione Edison), Bonomi (Aaster). D’Este: «I parametri delle Nazioni Unite sono un punto di riferimento». Il ministro Giovannini: «Anche la finanza guarda alla transizione ecologica».

Il processo di transizione a un modello di sviluppo sostenibile è il nodo cruciale che lega i Recovery Plan dei governi europei, per superare i profondi impatti che la pandemia ha determinato e per consolidare una fase di ripresa e crescita durature. Misure, riforme e progetti, contenuti nei piani nazionali per la ripartenza, tracciano una roadmap che indirizza i Paesi verso un nuovo ecosistema sociale ed economico di comune interesse. È da questi interventi che dipenderà l’assegnazione dei finanziamenti stabiliti dal dispositivo Next Generation Eu, fondato su principi cardine, tra cui: tutela dell’ambiente, contrasto ai cambiamenti climatici e trasformazione digitale.

Una filosofia d’investimento che si coniuga con il Green New Deal europeo e con l’agenda Onu 2030. La pandemia, infatti, non ha arrecato una battuta d’arresto alle azioni stabilite dalla Commissione europea per il conseguimento della carbon neutrality, ma, al contrario, è emersa l’urgenza di accelerare il raggiungimento degli obiettivi ambientali. Ci troviamo di fronte a una grande sfida che coinvolge tutti gli attori della società: istituzioni, operatori economici, aziende, finanza, consumatori e opinione pubblica.

Per cambiare la traiettoria del progresso economico serve una trasformazione radicale e l’impresa ha un ruolo primario nel farsi portatrice di nuovi paradigmi di produzione e consumo. Le potenzialità della manifattura italiana, settima potenza industriale su scala globale, grazie alle scelte di investimento, alle soluzioni tecnologiche adottate, ai modelli evoluti di relazione con ambiente e società, possono tradursi in esempi virtuosi per gli altri Paesi, nell’ottica di delineare una strategia di sviluppo sostenibile nazionale ed europea. L’agenda politica ed economica che guida la transizione ecologica, si inserisce in un contesto in cui il tema ambientale cattura sempre di più l’attenzione dell’opinione pubblica e influenza le scelte dei consumatori, non più esclusivamente dettate dal rapporto qualità-prezzo, ma anche dalla reputazione d’impresa e dalle azioni concrete a tutela dell’ambiente e dei territori.

«Le aziende dei beni di consumo rappresentano il 26% dell’industria manifatturiera italiana, danno lavoro a un milione di persone ed esportano in tutto il mondo. Hanno una grande responsabilità verso i consumatori e la società», ha contestualizzato Alessandro d’Este, a.d. e presidente di Ferrero Commerciale Italia e alla guida di Ibc da luglio 2020, nel corso dell’incontro pubblico in diretta su repubblica.it dello scorso 20 maggio, seguito da 490mila utenti unici. «Per il nostro comparto, c’è la consapevolezza che i consumatori ci sceglieranno solo se saremo in grado di produrre in modo equilibrato, senza lasciarsi guidare dalla logica del profitto del breve termine. Per dimostrare l’impegno delle nostre imprese nei confronti dell’ambiente e aumentare la sensibilità verso investimenti green, nel rispetto dei parametri stabiliti dagli obiettivi sostenibili dell’Onu – ha continuato il presidente d’Este – abbiamo istituito un sistema di rilevazione della sostenibilità basato su tre indicatori: consumo di plastica, acqua ed emissioni di CO2».

Questo sistema rientra nel più ampio progetto “Sostenibilità 2030” ideato dall’Associazione, che rappresenta oltre 33mila imprese industriali, con un giro d’affari di 100mld di euro nei settori traino dell’economia italiana (food&beverage, accessori, arredo, chimico, tessile, farmaceutico, ecc.).

Ibc intende proporre una metrica aggregata di valutazione della sostenibilità, applicabile dall’intero bacino di aziende aderenti, diverse sia per dimensione sia per tipologia di produzione, con particolare riguardo alle pmi e alle microimprese. Strumenti, webinar formativi, erogati da esperti, società di consulenza e comunicazione, forniranno conoscenze utili a comprendere l’accesso a crediti agevolati, a investimenti e a nuovi mercati, in vista dei fondi del Next Generation Eu e del Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). Tra gli atri temi affrontati: benefici della rendicontazione ambientale, efficacia della comunicazione, packaging sostenibile, valutazione del livello di compatibilità ambientale, protocolli di certificazione.

All’apertura della presentazione di Ibc, il ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, Enrico Giovannini, ha sottolineato l’importanza strategica del settore nella trasformazione verso la sostenibilità dei sistemi socioeconomici e la rilevanza del progetto nell’ottica di uno sviluppo comune: «i primi saranno i primi perché riusciranno a guadagnare produttività e competitività». Il ministro ha posto l’attenzione su due fattori; il primo: «la necessità di favorire un cambiamento di mentalità dei manager.

Per anni abbiamo formato economisti, imprenditori spesso legati a una visione classica del sistema economico: c’è bisogno di un cambiamento culturale delle imprese per aprirsi alle nuove frontiere dell’innovazione e alla trasformazione economica». Il secondo aspetto è rappresentato dall’opportunità di usufruire di finanziamenti pubblici e privati. «La finanza – ha continuato il ministro – sta orientando il proprio sguardo verso la responsabilità e la sostenibilità. Si delineano pertanto nuove opportunità per cambiare sistemi di produzione, prodotti e servizi. Una tendenza che si completa nella predisposizione delle persone a cercare la transizione ecologica sia quando consumano sia quando risparmiano».

Le imprese conoscono i trend di consumo e l’attenzione dei consumatori verso aziende impegnate responsabilmente. Hanno appreso le macroaree d’intervento del Pnrr e del processo di trasformazione ecologica. E hanno già identificato alcune priorità di investimento in soluzioni digitali, interventi green, ricerca e sviluppo, come ha evidenziato la Survey gestori condotta da Intesa Sanpaolo (dati ottobre-dicembre 2020). Dai risultati emergono sostanziali differenze di approccio per classi dimensionali. Si conferma la necessità di ingaggiare le piccole e medie imprese e di fornire loro condizioni ottimali di accesso alle misure. «Il risparmio gestito e il credito bancario si indirizzeranno sempre di più a favore di iniziative a tutela dell’ambiente e di attività Esg compliant», ha osservato Gregorio De Felice, chief economist Intesa Sanpaolo. «Nel medio termine si arriverà a dare credito o a trovare investitori soltanto per quelle aziende che rispondono a criteri Esg e questo è un fatto dirimente per il futuro del nostro sistema economico». L’efficacia dei progetti, l’accesso ai finanziamenti si innestano in un disegno complessivo in cui la pubblica amministrazione deve fornire il supporto necessario per massimizzare gli interventi a favore della crescita. Da qui la necessità, secondo De Felice, di «semplificare e ancora semplificare la burocrazia. Oggi il fattore cruciale per le imprese non è rappresentato dall’alto livello della tassazione, ma dalle lungaggini burocratiche dell’amministrazione pubblica, non così vicina alle realtà imprenditoriali».

Quali sono i punti di forza delle imprese, in vista dell’arrivo dei finanziamenti? Secondo lo studio G20 and the Italian Economy condotto dalla Fondazione Edison e dall’Università Cattolica, presentato in anteprima da Marco Fortis, direttore della Fondazione: «due Italie vincenti esistevano già prima della pandemia. La prima si fonda sull’economia reale: manifattura, agricoltura, turismo. La seconda sulla sostenibilità».

«Siamo l’ottava economia del G20 per dimensione del Pil e la settima per l’industria – prosegue Fortis -, ma solo la terzultima per emissioni di CO2. Sempre nel G20 l’Italia è terza per quota di solare ed eolico e possiamo vantare il maggiore numero di certificazioni ambientali Iso 14001». Questi sono alcuni dei nostri primati che, insieme alle riforme previste dal piano di rilancio, rappresentano un potenziale competitivo e un punto di partenza per affrontare i problemi strutturali del Paese.

Dello stesso parere, Aldo Bonomi, presidente Aaster. «L’Italia è in grado di collezionare primati grazie alle multinazionali tascabili e alle pmi che costituiscono l’ossatura del made in Italy. Green New Deal e Pnrr rappresentano il futuro, con ambiente e digitale come punti fermi di un processo enorme in cui le esternalità diventano centrali». Le aziende non si devono concentrare esclusivamente sulla catena di valore interna, ma devono cercare di assorbire le tendenze green che si affermano nella società e che vengono veicolate da settori di punta. Devono cercare di trasferire i valori appresi «all’interno delle filiere e dei distretti, cuore pulsante della nostra industria», ha concluso Bonomi.

«L’opportunità per l’Italia di affrontare la sfida europea di transizione a partire dalla ricostruzione nazionale, non è solamente una delle maggiori direttive del governo e una grande opportunità per il Paese, ma è anche una questione di diritti», ha chiarito Maurizio Molinari, direttore de la Repubblica.

«Il valore della sostenibilità è centrale e definisce una nuova idea di consumo. Le persone acquistano prodotti nei quali ricercano protezione del territorio, economia circolare e, in generale, miglioramento della qualità di vita». Una nuova modalità di approccio al prodotto o servizio che rappresenta una svolta per i sistemi socioeconomici: «questo si traduce – secondo Molinari – in un cambiamento non solo nel modo di consumare, ma soprattutto nelle modalità di produzione e di immaginare gli investimenti».

 

Per coniugare la prosperità economica con la difesa dell’ambiente e delle costruzioni sociali, sarà fondamentale rinunciare alla logica del solo profitto per andare incontro a nuovi bisogni e alla qualità della vita dei consumatori, creando un nuovo patto sociale di lungo termine tra chi acquista e chi produce.